Sunday, March 15, 2009
Friday, March 06, 2009

Ricostituzione del Min Cul Pop
Apprendiamo da fonti bene informate che il governo intende ricostituire il Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop). Pare che una commissione vi stia lavorando da tempo e che la sezione propaganda sia già operativa. Il totoministri che si scatena in simili occasioni questa volta è destinato ad avere breve durata. Sembra infatti che a sedere sull’ambita poltrona che fu di Galeazzo Ciano sarà il professor Francesco Alberoni.
A far pendere l’ago della bilancia dalla sua parte sarebbe stato un corsivo pubblicato il 23 febbraio scorso sul Corriere della Sera in cui il professore invita i giovani ad una mratoria di youTube, chat e discoteche per due mesi al fine di riprendere contatto con la realtà. Il corsivo è sembrato a molti un vero e proprio discorso di insediamento. Contiene infatti in nuce le linee di politica culturale che il governo intende mettere in atto con l’istituzione del nuovo ministero.
Il riserbo è d’obbligo in questioni così delicate. Sembra tuttavia che il neo-ministro opererà di concerto con il Ministero dell’Istruzione. Da alcune indiscezioni di corridoio sono trapelate le prime misure che potrebbero essere presentate già al prossimo consiglio dei ministri. Riassumiamo quelle più significative:
- Oscuramento dei più comuni servizi di chat, social network e siti web di aggregazione (MSN, Skype, Facebook, yuoTube e simili) con schedatura di tutti gli utenti registrati
- Apertura delle discoteche dalle 16 alle 20 nei soli giorni festivi con compilation fornite esclusivamente dalla Discoteca di Stato.
- Proiezione giornaliera obbligatoria dei Cinegironali dell’Istituto Luce in tutte le scuole di ogni ordine e grado.
- Ripristino dell’Opera Nazionale Balilla - anche se si sta ancora lavorando al nome e alle divise – per l’aggregazione dei giovani e l’organizzazione di marce, esercitazioni, sfilate e parate al fine di mettere in pratica lo slogan mens sana in corpore sano
- Adozione del Manuale delle Giovani Marmotte come testo di riferimento per tutte le attività extracurriculari nelle scuole di ogni ordine e grado
- Pubblicazione di liste di testi di lettura obbligatoria per le diverse fasce d’età. Quelle per le fasce dagli undici ai quindici avrebbero testi quali Il libro Cuore, I Ragazzi della Via Paal, Dagli Appennini alle Ande e simili. Quelli per la fascia dai 15 ai 20, oltre ai Promessi Sposi, Margherita Pusterla, Confessioni di un ottuagenario, Elias Portolu e simili.
Si attendono conferme su ulteriori misure che verranno probabilmente lasciate all’iniziativa del capo di Dicastero.
Tuesday, February 10, 2009

La scuola è irrecuperabile. Recuperiamo la scuola
La Bomba è scoppiata. Le scuole italiane non hanno più soldi e non possono organizzare i corsi di recupero. É la classica goccia che fa traboccare il vaso. La situazione è ormai irrecuperabile. E’ in momenti come questi che bisogna fare appello alle forze più sane del paese e procedere ad azioni risolutive.
Intendiamo qui lanciare un appello perché il presidente del consiglio proceda ad un veloce rimpasto di governo ed insedi in Viale Trastevere un ministro in grado di prendere seriamente in mano la situazione. Proponiamo la professoressa Paola Mastrocola. Nonostante l’aspetto fragile e la voce esile, la professoressa ha la tempra dei grandi leader. È una persona che va sempre avanti e finisce le cose. Ha mano di ferro in guanto di velluto, alla Margaret Thatcher, cui somiglia anche vagamente. Lo dimostrano la tenacia e la costanza con cui da anni va spiegando quali sono le soluzioni ai mali della nostra scuola. È tempo che qualcuno le dia retta.
La professoressa ha proceduto con metodo e rigore. Prima ha raccontato i problemi della scuola in forma di parabola in un suo romanzo, La barca nel bosco, poi, visto che i suoi appelli non hanno avuto esito, ha provato a raccontare la scuola al suo cane. Non deve essere andata molto meglio, perché ha preso l’abitudine di recarsi in Viale Trastevere per parlare di persona agli inquilini che vi si sono succeduti con una certa frequenza. Evidentemente chi non ha orecchie per intendere non intende e la nostra è costretta a dire pubblicamente la sua un giorno si e l’altro pure.
Ora, come si sa, le chiacchiere servono a poco. Sono i fatti quelli che contano. Se alla professoressa si concedono i poteri decisionali e gli strumenti adeguati siamo sicuri che sarà in grado di rovesciare la situazione della scuola italiana in men che non si dica. Le sue idee hanno il pregio della semplicità. Sono di quelle cui è facile dare solide gambe per marciare e, con una piccola spinta, possono innescare quell’effetto valanga che ha dato avvio a tante rivoluzioni: gli studenti devono studiare (almeno 6 ore al giorno), i professori devono poter finire i programmi (tutti e fino in fondo). E’l’uovo di Colombo, ma nessuno è stato in grado finora di rendere operativi questi due semplici assiomi, Siamo sicuri che la professoressa Mastrocola ci riuscirebbe. Diamole una chance. Gli effetti positivi non mancheranno e saranno avvertiti a tutti i livelli della società civile.
Al fine di facilitare il compito alla ministra in pectore, ci permettiamo, con il dovuto rispetto, di suggerire alcune semplici misure di accompagnamento.
• Abolizione della scuola pubblica. Una semplice misura dagli effetti prorompenti. Effetto principale: se si paga per qualcosa se ne apprezzano i benefici e le famiglie si attiveranno per far studiare i propri figli. Effetto secondario: il risparmio finanziario fornirà un cospicuo contributo al risanamento del debito pubblico. Che in tempi di crisi non è cosa da poco.
• Chiusura di tutte le scuole secondarie ad eccezione dei licei. Contribuirà a rendere maggiormente efficace la misura precedente. Tecnici e professionali sono noti ricettacoli di scaldasedie e parcheggio di futuri disoccupati. Tanto vale inserire costoro nel mondo del lavoro prima possibile. Potranno essere impiegati in mansioni ora appannaggio di immigrati indesiderati e indesiderabili, con il risultato di abbassare i salari e l’età media degli occupati e con notevoli benefici secondari per le casse previdenziali e la pace sociale.
• Avvio al lavoro coatto di alunni con più di due insufficienze. Non tutti hanno attitudine allo studio. Perché infierire? Un lavoratore appagato è molto meglio di uno studente scontento. Prima lo capisce, meglio è per tutti.
• Obbligo di studio coatto di almeno 6 ore al giorno per tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado che non rientrino nelle categorie di cui sopra. La misura deve prevedere strumenti per rendere tale obbligo effettivo. Si suggerisce qui a titolo esemplificativo.
o fornitura ai genitori di robuste funi per legare i propri figli alle sedie delle scrivanie – acquistabili con i risparmi sulla spesa pubblica;
o impiego di contingenti delle forze dell’ordine e dell’esercito - già efficacemente utilizzate per l’ordine pubblico – come supporto a genitori in difficoltà alle prese con figli particolarmente recalcitranti;
o corsi di riqualificazione per genitori lassisti e/o incapaci di inculcare la dovuta disciplina;
o Requisizione d’ufficio di tutte le apparecchiature elettroniche in possesso degli alunni - computer, play station , iPod, telefonini ecc – che potranno essere rivenduti per finanziare la campagna di risanamento culturale.
• Stesura del testo unico dei programmi per ogni disciplina da appendere in ogni aula e da seguire scrupolosamente da parte di ogni docente, fino all’ultima virgola, pena la rimozione dall’insegnamento in tutte le scuole della Repubblica.
• Pubblicazione di appositi manuali unici di studio – in bianco e nero e senza alcun supporto visivo – che permettano lo svolgimento completo dei programmi ministeriali.
Anche queste misure devono prevedere appositi strumenti attuativi . Si suggerisce qui a solo titolo di esempio
o Rimozione e vendita – all’ammasso - di tutte le strutture tecnologiche - poche - di cui le scuole sono dotate. I proventi potranno essere usati per l’acquisto di solide lavagne e nodose bacchette;
o Revisione della dotazione libraria di tutte le biblioteche scolastiche e non, con rimozione di qualsiasi libro o rivista che contenga anche lontane allusioni a Pedagogia, Didattica, Psicologia.
o Macerazione di tutti i romanzi pubblicati dopo l’editio princeps dei Promessi Sposi.
• Creazione di una commissione di saggi per vigilare sull’attuazione delle misure qui esposte. Si consiglia vivamente di affidarne la presidenza a qualche giornalista di chiara fama e di provata indipendenza.
Sperando di aver fatto opera di pubblica utilità, ci auguriamo che il nostro suggerimento venga preso in seria considerazione e sottoponiamo il nostro appello al giudizio di tutti i cittadini e i genitori responsabili.
Una docente speranzosa
Thursday, March 13, 2008
Dopo ladiffusione dei risulati del primo quadrimestre 2007/08 per gli istituti superiori i giornali si sono profusi in articoli e commenti sullo stato di salute della scuola italiana. Ecco alcuni degli articoli.
La Stampa crea un dossier e dedica un forum all'argommento
Pistole ad acqua
Italia, il Paese degli asini
Asini a scuola (e a casa)
Forum: La Caporetto della scuola
La repubblica fornisce le cifre e riporta la reazione dei professori
Il caos dei corsi di recupero 7 ragazzi su 10 con "debiti"
Prof contro i corsi di recupero assemblea al Mamiani di RomaQuotidiano NET (Nazione, il Giorno, Il Tempo,il Secolo XIX) insiste sugli sini
Un primo quadrimestre da asini Il 70% degli studenti è insufficiente
Il quadro è davvero cos desolante?Monday, February 25, 2008
Allora perchè non dare spazio a tante voci di insegnanti per comporre un quadro della scuola variegato, complesso, reale come è la scuola stessa?
Ecco l'idea di un blog per dar voce agli insegnanti che, con gli studenti, sono gli indiscussi e troppo silenziosi protagonisti del mondo scuola.
In un momento di forti cambiamenti, in cui ci si sente sulla soglia di rivolgimenti epocali, è giusto che la nostra voce si faccia sentire forte e chiara, visto che non è mai richiesta da nessuno di coloro che prende le decisioni.
Invece di raccontare la scuola al proprio cane proviamo a raccontarla a modo nostro a chi vuole starci a sentire.
Facciamolo insieme. Sarà un modo per riappropriarci di uno spazio di racconto che una volta era nostro di diritto e non abbiamo saputo difendere.
Un blog è lo strumento che può darci la visbilità sociale - anche se non lo status - che non abbiamo. La nostra voce e le nostre idee possono così arrivare anche a chi prende decisioni sulla nostra pelle senza consultarci.
Facciamo sapere
- chi siamo
- come viviamo la scuola
- come abbiamo vissuto e viviamo i cambiamenti
- quale sarebbe secondo noi, non la scuola ideale, ma la scuola possibile
Questo non è che l'inizio. Lo spazio è pubblico. Lo metto a disposizione di chi, come me, è stufo di lamentarsi in privato e vuole dire la sua.
Maria Teresa Ciaffaroni
Sunday, February 24, 2008
Qualcuno raccoglie l'invito
Raccolgo l'invito ben volentieri. Sono anch'io un'insegnante frustrata e disillusa sulla possibilità che qualcosa cambi veramente, stanca di essere considerata dalla massa dei cosidetti'lavoratori' quella che ha tre (?) mesi di vacanza, quella che, nella migliore delle ipotesi, 'vende parole', come se la cultura potesse essere venduta a peso
("Mi da' un chilo di Dante, mezz'etto di Shakespeare e un'assaggio di Moliere" "E' un chilo e mezzo, lascio?"). Il mio lavoro mi piace, mi piace il contatto quotidiano con i ragazzi, il loro caos ordinato la loro voglia di cambiare..sì, anche a loro non sta bene questa scuola fatta da mummie. Insieme con i miei alunni cerco di inventarmi ogni giorno il mio mestiere (passatemi la parola), insieme con loro perchè è così che si fa scuola, il processo di insegnamento-apprendimento passa proprio dal contatto tra chi da' e chi riceve e se non si capisce questo non si può fare scuola. Tanrto per cominciare...
Maria Antonietta Valente
Che scuola è mai questa?
Come mai tanto interesse per la scuola? E’ solo di circostanza per il ritorno autunnale sui banchi, oppure il segno che gli annosi e mai risolti problemi della scuola travalicano le mura delle aule e interessano la società civile nel suo complesso?
Articoli di riferimento.
Aldo Schiavone
Maraschini Palma
Repubblica Demos-Coop
Fahrenheit
Thursday, February 21, 2008
Daniel Pennac: Diario di scuola
Diario di scuola affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo “alunni” si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli “sfaticati”, dei “fannulloni”, degli “scavezzacollo”, dei “cattivi soggetti”, insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex somaro lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d’angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell’istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel “mal di scuola” che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d’imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima – secondo Pennac – i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l’autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.
Philippe Merieu: I compiti a casa
Cosa possono fare i genitori per aiutare i propri figli a svolgere i compiti a casa? Che ruolo hanno, o dovrebbero avere, gli insegnanti nel processo di apprendimento? C'è un solo modo di studiare correttamente e dove sarebbe meglio farlo? Non potrebbe esistere una forma di studio più democratica, meno demandata alla famiglia, più interna a una scuola intesa come officina o laboratorio di intelligenza, basata su un rapporto di autentica collaborazione tra insegnanti, studenti e genitori? È solo utopia l'obiettivo di rendere i ragazzi autonomi e indipendenti nella conoscenza? Ma imparare a studiare non è forse una questione di grande rilevanza sociale e pubblica? Sui compiti a casa, fonte di conflitti e di un interminabile braccio di ferro familiare, si è concentrata l'attenzione di recenti studi pedagogici. Philippe Meirieu interviene nel dibattito con un libro pieno di buon senso, frutto di una vita dedicata alla scuola, che da un lato sovverte alcune opinioni consolidate (come quella che compiti e verifiche siano inevitabili) e dall'altro offre una serie di suggerimenti e consigli pratici per rendere più facile l'apprendimento.
Tuesday, January 15, 2008
Sono usciti ultimamente alcuni libri sulla scuola scritti da insegnanti; libri che hanno fatto rumore, non solo per quello che hanno il coraggio di denunciare, ma soprattutto perché finalmente proprio loro, gli insegnanti, questa categoria oggi così bistrattata e derelitta, hanno avuto il coraggio e la dignità di esprimersi pubblicamente. Questo saggio intende aggiungere un'altra voce, energica ed originale, a quel coro ancora troppo esiguo; una voce che si rivolge ad un ipotetico genitore intelligente per denunciare con forza e lucidità i mali ed i possibili rimedi di un sistema (quello della scuola superiore) che sta collassando, letteralmente, sotto i colpi sia delle cosiddette riforme sia, soprattutto, delle assurde consuetudini organizzative e operative che da quelle scriteriate riforme si sono sviluppate, negli ultimi anni, contro ogni logica ed ogni buon senso. Il richiamo al buon senso nella conduzione della scuola è per altro la linea ispiratrice di queste riflessioni che si rivolgono, attraverso la brillante finzione della lettera aperta, al più vasto pubblico di lettori interessati agli attuali problemi della nostra istruzione superiore.
Mal di scuola
Per la scuola italiana sono anni difficili. Se si prende in esame soltanto l'ultimo periodo, ci si accorge di quanto ne si è letto sulle pagine sbagliate, quelle di cronaca (con una progressiva e allarmante deriva verso la "nera"). Le sfide aumentano e la scuola sembra perderle tutte, smarrendo insieme la propria credibilità e il poco che resta del prestigio istituzionale che dovrebbe contraddistinguerla. Gli insegnanti, identificati come gli artefici e le vittime di questo fallimento, sono impegnati a destreggiarsi tra studenti sempre più difficili da capire e coinvolgere, obblighi ministeriali spesso poco comprensibili e genitori a volte ostili. È attraverso i loro occhi e le loro storie, dense di speranze, delusioni, aspettative e frustrazioni, che Marco Imarisio, spostandosi di città in città, scuola dopo scuola, docente dopo docente, dipinge il quadro critico del sistema scolastico, e dell'Italia, di oggi.

Marilen Lucente: Scritto sui Banchi
Un racconto tanto veritiero e impietoso da sembrare paradossale, un ritratto della scuola di oggi e una ricognizione sulle ragioni che la fanno apparire talvolta impossibile e detestabile, ma rendono ogni edificio scolastico, ogni aula, ogni banco, irriverente e irresistibile.
Quanti libri sulla scuola italiana di professori? Lodoli, Starnone, Pariani, Mastrocola, Mastronardi, Salabelle e altri che la memoria di lettore ha stratificato. Ci riprova la prof Marilena Lucente, una trentottenne barese direttrice editoriale di collana che con il suo Scritto sui banchi riesce nella difficile impresa di essere originale sulla vexata questio . In questo testo c'è qualcosa di nuovo perché l'anno scolastico della "profia" è relativo all'ultimo corso finito nel 2004. C'è stato quindi il ciclone Moratti che ha sconvolta la già fragile struttura di un ordinamento scolastico fatiscente, e non solo per l'edilizia. La rivoluzione normativa, come tutte le regole calate dall'alto, cambia nomi ma non sostanza delle cose scolastiche, e la profia di lettere alle prese con la quotidianità sinottica di moglie-madre-insegnante resiste alle nuove denominazioni prive di senso salvando il suo angolo d'autonomia in una scuola superiore di Caserta.
Non smette quindi di assegnare "temi" - e non saggi, articoli, o componimenti creativi - e li svolge in concorrenza-concomitanza con la classe. Come si fa a suscitare nei ragazzi un genuino interesse allo studio, alla lettura? È una di quelle domande che non hanno risposta. La migliore che ricordiamo è quella recepita nel saggio-narrativo di Daniel Pennac, Come un romanzo : è un mistero. Ma il prof di turno può impegnarsi con i ragazzi non sfuggendone l'incontro-scontro: cercando di entrare nel loro mondo fatto di marie de filippi e di costantini; di chat e di piercing. Osservando suo figlio la docente capisce che "imparare è davvero un atto innato, l'abbiamo dentro da sempre". Perché i muri della scuola sono inespressivi, mentre i ragazzi vorrebbero colorarli e renderli propri? Perché quel graffito "scritto sui muri" che narra di una voglia di amore per un ragazzo che si chiama Enzo non vuole significare una richiesta d'amore, ma un grido di noia per qualcosa che si sente estraneo: "La scrittura non è ancora racconto o l'espressione di sé, è poco più di un'etichetta attaccata a uno stato d'animo".
Questa voglia di fuga si appiccica addosso anche agli insegnanti che vorrebbero fuggire da quella classe che non studia: ma nessuno gli dà l'autorizzazione: reclusi dentro anche loro come i personaggi di Adriano Sofri. Il vero scontro è tra la materialità rappresentata dai soldi che tutto assicurano e invece il messaggio della poesia, che può aiutare a vedersi dentro: che può addirittura essere utile.
Vincenzo Aiello
Scusi, prof, ho sbagliato romanzo
Alessandro Banda
In una scuola di una piccola città del Tragedistan, i professori sono riuniti in una sfibrante assemblea: perché nel mondo burocratizzato dell'istruzione, tra crediti scolastici, scrutinii e circolari incomprensibili, urge un imperativo che non può più essere ignorato: essere moderni. La grande idea, questa volta, consiste nel modernizzare i classici, facendoli riscrivere dagli stessi studenti. E dunque, tra raggelanti e parodistici rifacimenti dei "Promessi sposi" di Manzoni o della "Vita nova" di Dante, mentre si agita sottobanco un sorprendente mercato nero di classici in veste originale, Banda gioca al capovolgimento dei ruoli e regala al lettore un divertente ma impietoso ritratto della scuola, raccontando una storia che è una parodia velenosa su uno dei mondi più controversi dell'Italia di oggi.
Frank McCourt: Ehi, prof!
Uno splendido ritratto dell'America, degli adolescenti e dell'autore raccontato con allegria, affetto e passione. Consigliatissimo a tutti quelli che denigrano sempre ragazzi e insegnanti, senza mai sognarsi di mettersi nei loro panni o di analizzare le situazioni. E consigliato anche a tutti gli insegnanti, per ridere fino alle lacrime pensando a se stessi e per copiare qualche dritta fenomenale. E perfetto anche per chi a scuola non mette piede da decenni.
Un capolavoro per tutti, insomma.
Giovanni Biondi: La scuola dopo le nuove tecnologie
Tuttavia, mentre la scuola fagocitava i nuovi media restando sostanzialmente uguale a se stessa, intorno la società subiva un processo di mutamento continuo e profondo, tanto da non poter più essere riconosciuta nei suoi principali aspetti.
Trasformazioni così radicali e rapide, tutte dipendenti in modo più o meno diretto dalle tecnologie, indicano la necessità di un altrettanto radicale cambiamento nell’istruzione. Occorre, quindi, introdurre nuovi concetti nella formazione, e soprattutto una nuova dimensione nella quale le ICT non siano analizzate nella loro dimensione strumentale o disciplinare ma, come avviene nella società attuale, in quanto elementi in grado di determinare un cambiamento strutturale, aprendo inediti scenari.
Sunday, November 25, 2007
Paola Mastrocola: Una barca nel bosco
Paola Mastrocola continua il suo percorso di scrittrice con il racconto di una nuova intensa storia di vita. A differenza dei libri precedenti, che avevano come protagoniste due donne, Una barca nel bosco è un romanzo di formazione incentrato sulla figura di Gaspare Torrente, un ragazzo di umili origini che lascia il profondo Sud e fugge a Torino in cerca di fortuna. Il distacco dalla terra d’origine, l’arrivo nella plumbea Torino, l’incontro con i nuovi compagni di liceo e la delusione dell’ambiente scolastico, sconvolgono la sua vita: da studente modello e promettente talento a giovane disadattato, che si sente lontano anni luce dai suoi coetanei di città. Per integrarsi ed essere accettato dal gruppo, Gaspare comincia a cambiare: impara a giocare alla Play Station, a parlare con il linguaggio del branco, impara persino a non essere poi così bravo in latino… La vita continua, arrivano gli anni dell’Università, ma anche questi trascorrono nell’interpretazione costante di un ruolo che non gli appartiene veramente, in un mondo dove sembra non esserci posto per il suo talento. Fino a quando il destino gli indica la strada per ritornare ad essere se stesso, presentandosi sotto le spoglie di un piccolo pioppo, un alberello comperato ai tempi del liceo e capace di aprirgli un nuovo imprevedibile universo.
Raccontata in prima persona dal giovane protagonista, questa storia di trasformazione e riscatto indaga il mondo dei giovani e la società contemporanea nelle sue pieghe più drammatiche ma anche divertenti. La realizzazione del talento personale e l’inadeguatezza del sistema scolastico, il conformismo di una società incapace di riconoscere e valorizzare le peculiarità dell’individuo, sono raccontati da Paola Mastrocola in un libro che associa una narrazione vivace e piacevole all’approfondimento psicologico e sociale.
Wednesday, October 03, 2007
Paola Mastrocola: La scuola raccontata al mio cane
"Talvolta spuntano nei cataloghi editoriali libri come questo. Sono autori di fama a scriverli, autori che svolgono parallelamente un’altra professione: l’insegnante. Anche Paola Mastrocola, che tutti conosciamo come vincitrice di alcuni dei più prestigiosi premi di narrativa italiani, è un membro di quella schiera, e anche lei ha deciso di parlarne. Ne è uscito un pamphlet di stampo autobiografico che oscilla tra lo sfogo personale e l’analisi collettiva di una realtà indubbiamente in crisi. La chiave di lettura della trasformazione recente della scuola italiana è l’analisi dei termini, non a caso modificati dalle ultime (per l’autrice devastanti) riforme: quel verbo “rimandare” che si trasforma in “recuperare” e perde ogni pericolosità, dall’”iniziare” le lezioni il primo giorno di scuola all’”accogliere” i ragazzi per un settimana senza fare nulla, dai “programmi” ai “progetti” in una scuola incentrata sul marketing... e così via. L’originalità del saggio è anche questa, la capacità dell’autrice di farci entrare (noi, un po’ ignoranti e stupiti, quasi come il suo cane Perry) dentro i meccanismi delle riforme scolastiche con gli occhi di chi ha lavorato prima di queste e continua a lavorare dopo. Una lettura utile anche per i genitori che forse potranno meglio comprendere le difficoltà degli insegnanti (e giustificare magari qualche involontaria “inadempienza”) e mediare con i figli una linea un po’ più rigida, sicuramente più fruttuosa.
Scopriremo cos’è il POF, la SSIS, come e quando si compila il Documento di Classe e che l’insegnate oggi “recupera, colma, accoglie, progetta, esplicita” più che insegnare. “L’insegnate è diventato a tutti gli effetti, anche linguistici, un’altra cosa: una funzione”. Sta al singolo, purtroppo, l’onere di capire il limite di tutto ciò e cercare di superarlo, tornando un poco alla scuola “vecchio stile” in cui il docente insegna e l’allievo impara, molto semplicemente. “Credo che noi insegnanti ci salveremo. Non è nostra la tragedia. Il problema vero non siamo noi. Sì, noi insegnanti ce la faremo. Persino noi di lettere così perseguitati dalla sorte, schiacciati dal peso della nostra materia tanto inutile e disastrosamente fuori moda. Credo che ci salveremo [...] Il problema è dei nostri studenti. Non so se ce la faranno. Sono loro le vere vittime: è addosso a loro che sta cadendo in frantumi, a mo’ di ‘lapedicina’, la montagna-scuola”.
La recensione è tratta da un blog su cose di scuola, Guardando l'orizzonte, di qualche tempo fa.


