Tuesday, January 15, 2008




Paolo Mazzocchini: Studenti nel paese dei balocchi

Sono usciti ultimamente alcuni libri sulla scuola scritti da insegnanti; libri che hanno fatto rumore, non solo per quello che hanno il coraggio di denunciare, ma soprattutto perché finalmente proprio loro, gli insegnanti, questa categoria oggi così bistrattata e derelitta, hanno avuto il coraggio e la dignità di esprimersi pubblicamente. Questo saggio intende aggiungere un'altra voce, energica ed originale, a quel coro ancora troppo esiguo; una voce che si rivolge ad un ipotetico genitore intelligente per denunciare con forza e lucidità i mali ed i possibili rimedi di un sistema (quello della scuola superiore) che sta collassando, letteralmente, sotto i colpi sia delle cosiddette riforme sia, soprattutto, delle assurde consuetudini organizzative e operative che da quelle scriteriate riforme si sono sviluppate, negli ultimi anni, contro ogni logica ed ogni buon senso. Il richiamo al buon senso nella conduzione della scuola è per altro la linea ispiratrice di queste riflessioni che si rivolgono, attraverso la brillante finzione della lettera aperta, al più vasto pubblico di lettori interessati agli attuali problemi della nostra istruzione superiore.


Marco Imarisio

Mal di scuola

Per la scuola italiana sono anni difficili. Se si prende in esame soltanto l'ultimo periodo, ci si accorge di quanto ne si è letto sulle pagine sbagliate, quelle di cronaca (con una progressiva e allarmante deriva verso la "nera"). Le sfide aumentano e la scuola sembra perderle tutte, smarrendo insieme la propria credibilità e il poco che resta del prestigio istituzionale che dovrebbe contraddistinguerla. Gli insegnanti, identificati come gli artefici e le vittime di questo fallimento, sono impegnati a destreggiarsi tra studenti sempre più difficili da capire e coinvolgere, obblighi ministeriali spesso poco comprensibili e genitori a volte ostili. È attraverso i loro occhi e le loro storie, dense di speranze, delusioni, aspettative e frustrazioni, che Marco Imarisio, spostandosi di città in città, scuola dopo scuola, docente dopo docente, dipinge il quadro critico del sistema scolastico, e dell'Italia, di oggi.






Marilen Lucente: Scritto sui Banchi

Un racconto tanto veritiero e impietoso da sembrare paradossale, un ritratto della scuola di oggi e una ricognizione sulle ragioni che la fanno apparire talvolta impossibile e detestabile, ma rendono ogni edificio scolastico, ogni aula, ogni banco, irriverente e irresistibile.

Recensione de L'indice
Quanti libri sulla scuola italiana di professori? Lodoli, Starnone, Pariani, Mastrocola, Mastronardi, Salabelle e altri che la memoria di lettore ha stratificato. Ci riprova la prof Marilena Lucente, una trentottenne barese direttrice editoriale di collana che con il suo Scritto sui banchi riesce nella difficile impresa di essere originale sulla vexata questio . In questo testo c'è qualcosa di nuovo perché l'anno scolastico della "profia" è relativo all'ultimo corso finito nel 2004. C'è stato quindi il ciclone Moratti che ha sconvolta la già fragile struttura di un ordinamento scolastico fatiscente, e non solo per l'edilizia. La rivoluzione normativa, come tutte le regole calate dall'alto, cambia nomi ma non sostanza delle cose scolastiche, e la profia di lettere alle prese con la quotidianità sinottica di moglie-madre-insegnante resiste alle nuove denominazioni prive di senso salvando il suo angolo d'autonomia in una scuola superiore di Caserta.
Non smette quindi di assegnare "temi" - e non saggi, articoli, o componimenti creativi - e li svolge in concorrenza-concomitanza con la classe. Come si fa a suscitare nei ragazzi un genuino interesse allo studio, alla lettura? È una di quelle domande che non hanno risposta. La migliore che ricordiamo è quella recepita nel saggio-narrativo di Daniel Pennac, Come un romanzo : è un mistero. Ma il prof di turno può impegnarsi con i ragazzi non sfuggendone l'incontro-scontro: cercando di entrare nel loro mondo fatto di marie de filippi e di costantini; di chat e di piercing. Osservando suo figlio la docente capisce che "imparare è davvero un atto innato, l'abbiamo dentro da sempre". Perché i muri della scuola sono inespressivi, mentre i ragazzi vorrebbero colorarli e renderli propri? Perché quel graffito "scritto sui muri" che narra di una voglia di amore per un ragazzo che si chiama Enzo non vuole significare una richiesta d'amore, ma un grido di noia per qualcosa che si sente estraneo: "La scrittura non è ancora racconto o l'espressione di sé, è poco più di un'etichetta attaccata a uno stato d'animo".
Questa voglia di fuga si appiccica addosso anche agli insegnanti che vorrebbero fuggire da quella classe che non studia: ma nessuno gli dà l'autorizzazione: reclusi dentro anche loro come i personaggi di Adriano Sofri. Il vero scontro è tra la materialità rappresentata dai soldi che tutto assicurano e invece il messaggio della poesia, che può aiutare a vedersi dentro: che può addirittura essere utile.

Vincenzo Aiello




Scusi, prof, ho sbagliato romanzo


Alessandro Banda

In una scuola di una piccola città del Tragedistan, i professori sono riuniti in una sfibrante assemblea: perché nel mondo burocratizzato dell'istruzione, tra crediti scolastici, scrutinii e circolari incomprensibili, urge un imperativo che non può più essere ignorato: essere moderni. La grande idea, questa volta, consiste nel modernizzare i classici, facendoli riscrivere dagli stessi studenti. E dunque, tra raggelanti e parodistici rifacimenti dei "Promessi sposi" di Manzoni o della "Vita nova" di Dante, mentre si agita sottobanco un sorprendente mercato nero di classici in veste originale, Banda gioca al capovolgimento dei ruoli e regala al lettore un divertente ma impietoso ritratto della scuola, raccontando una storia che è una parodia velenosa su uno dei mondi più controversi dell'Italia di oggi.




Frank McCourt: Ehi, prof!

Uno splendido ritratto dell'America, degli adolescenti e dell'autore raccontato con allegria, affetto e passione. Consigliatissimo a tutti quelli che denigrano sempre ragazzi e insegnanti, senza mai sognarsi di mettersi nei loro panni o di analizzare le situazioni. E consigliato anche a tutti gli insegnanti, per ridere fino alle lacrime pensando a se stessi e per copiare qualche dritta fenomenale. E perfetto anche per chi a scuola non mette piede da decenni.
Un capolavoro per tutti, insomma.


Giovanni Biondi: La scuola dopo le nuove tecnologie

Il computer, inserito in questi ultimi anni con massicci investimenti un po’ in tutte le scuole del mondo, non è stato determinante per la trasformazione dei parametri dell’ambiente scuola, finendo per collocarsi disciplinatamente sui banchi di un’aula divenuta “laboratorio di informatica”.
Tuttavia, mentre la scuola fagocitava i nuovi media restando sostanzialmente uguale a se stessa, intorno la società subiva un processo di mutamento continuo e profondo, tanto da non poter più essere riconosciuta nei suoi principali aspetti.
Trasformazioni così radicali e rapide, tutte dipendenti in modo più o meno diretto dalle tecnologie, indicano la necessità di un altrettanto radicale cambiamento nell’istruzione. Occorre, quindi, introdurre nuovi concetti nella formazione, e soprattutto una nuova dimensione nella quale le ICT non siano analizzate nella loro dimensione strumentale o disciplinare ma, come avviene nella società attuale, in quanto elementi in grado di determinare un cambiamento strutturale, aprendo inediti scenari.

Sunday, November 25, 2007



Paola Mastrocola: Una barca nel bosco

Paola Mastrocola continua il suo percorso di scrittrice con il racconto di una nuova intensa storia di vita. A differenza dei libri precedenti, che avevano come protagoniste due donne, Una barca nel bosco è un romanzo di formazione incentrato sulla figura di Gaspare Torrente, un ragazzo di umili origini che lascia il profondo Sud e fugge a Torino in cerca di fortuna. Il distacco dalla terra d’origine, l’arrivo nella plumbea Torino, l’incontro con i nuovi compagni di liceo e la delusione dell’ambiente scolastico, sconvolgono la sua vita: da studente modello e promettente talento a giovane disadattato, che si sente lontano anni luce dai suoi coetanei di città. Per integrarsi ed essere accettato dal gruppo, Gaspare comincia a cambiare: impara a giocare alla Play Station, a parlare con il linguaggio del branco, impara persino a non essere poi così bravo in latino… La vita continua, arrivano gli anni dell’Università, ma anche questi trascorrono nell’interpretazione costante di un ruolo che non gli appartiene veramente, in un mondo dove sembra non esserci posto per il suo talento. Fino a quando il destino gli indica la strada per ritornare ad essere se stesso, presentandosi sotto le spoglie di un piccolo pioppo, un alberello comperato ai tempi del liceo e capace di aprirgli un nuovo imprevedibile universo.
Raccontata in prima persona dal giovane protagonista, questa storia di trasformazione e riscatto indaga il mondo dei giovani e la società contemporanea nelle sue pieghe più drammatiche ma anche divertenti. La realizzazione del talento personale e l’inadeguatezza del sistema scolastico, il conformismo di una società incapace di riconoscere e valorizzare le peculiarità dell’individuo, sono raccontati da Paola Mastrocola in un libro che associa una narrazione vivace e piacevole all’approfondimento psicologico e sociale.

Wednesday, October 03, 2007




Paola Mastrocola: La scuola raccontata al mio cane

"Talvolta spuntano nei cataloghi editoriali libri come questo. Sono autori di fama a scriverli, autori che svolgono parallelamente un’altra professione: l’insegnante. Anche Paola Mastrocola, che tutti conosciamo come vincitrice di alcuni dei più prestigiosi premi di narrativa italiani, è un membro di quella schiera, e anche lei ha deciso di parlarne. Ne è uscito un pamphlet di stampo autobiografico che oscilla tra lo sfogo personale e l’analisi collettiva di una realtà indubbiamente in crisi. La chiave di lettura della trasformazione recente della scuola italiana è l’analisi dei termini, non a caso modificati dalle ultime (per l’autrice devastanti) riforme: quel verbo “rimandare” che si trasforma in “recuperare” e perde ogni pericolosità, dall’”iniziare” le lezioni il primo giorno di scuola all’”accogliere” i ragazzi per un settimana senza fare nulla, dai “programmi” ai “progetti” in una scuola incentrata sul marketing... e così via. L’originalità del saggio è anche questa, la capacità dell’autrice di farci entrare (noi, un po’ ignoranti e stupiti, quasi come il suo cane Perry) dentro i meccanismi delle riforme scolastiche con gli occhi di chi ha lavorato prima di queste e continua a lavorare dopo. Una lettura utile anche per i genitori che forse potranno meglio comprendere le difficoltà degli insegnanti (e giustificare magari qualche involontaria “inadempienza”) e mediare con i figli una linea un po’ più rigida, sicuramente più fruttuosa.

Scopriremo cos’è il POF, la SSIS, come e quando si compila il Documento di Classe e che l’insegnate oggi “recupera, colma, accoglie, progetta, esplicita” più che insegnare. “L’insegnate è diventato a tutti gli effetti, anche linguistici, un’altra cosa: una funzione”. Sta al singolo, purtroppo, l’onere di capire il limite di tutto ciò e cercare di superarlo, tornando un poco alla scuola “vecchio stile” in cui il docente insegna e l’allievo impara, molto semplicemente. “Credo che noi insegnanti ci salveremo. Non è nostra la tragedia. Il problema vero non siamo noi. Sì, noi insegnanti ce la faremo. Persino noi di lettere così perseguitati dalla sorte, schiacciati dal peso della nostra materia tanto inutile e disastrosamente fuori moda. Credo che ci salveremo [...] Il problema è dei nostri studenti. Non so se ce la faranno. Sono loro le vere vittime: è addosso a loro che sta cadendo in frantumi, a mo’ di ‘lapedicina’, la montagna-scuola”.

La recensione è tratta da un blog su cose di scuola, Guardando l'orizzonte, di qualche tempo fa.